Il secondo volume di Crear sé stessa completa la ricerca sulle voci delle scrittrici-giornaliste di moda dalla metà dell’Ottocento e ne prosegue il racconto in divenire delle identità femminili con una raccolta di articoli dagli anni Venti agli anni Ottanta del Novecento. Il passaggio di testimone dalla prima generazione permette alle scrittrici della seconda di trasformare il giornalismo di moda in un genere letterario che abbraccia cronaca-narrativa-saggio, sottolineandone l’importanza per linguaggio, orientamento politico e pluralità di sguardo e di sensibilità nel contesto culturale novecentesco. La moda stessa dall’arte anonima, di cui parlava Sibilla Aleramo, inizia a acquisire un valore sociale-politico-economico centrale, e si identifica nelle sarte e nei sarti, nelle stiliste e negli stilisti che fondano le case di moda e diventano modelli a cui ispirarsi, poiché capaci di cogliere le caratteristiche e l’identità di una pluralità femminile sempre più complessa.
In questi articoli-saggi il giornalismo di moda diventa un elemento funzionale e determinante al servizio della diffusione della moda stessa, sia come mezzo di cronaca e di critica, sia come esaltazione dell’estro e della creatività italiane in campo artistico. Non solo si registra e riporta, ma si traducono visioni e trasformazioni dell’universo femminile, concretizzandone e dibattendone i cambiamenti. E quegli stessi cambiamenti che si argomentano negli articoli li ritroviamo nelle illustrazioni di moda, in cui la rappresentazione del corpo femminile dell’immaginario collettivo si modifica come nei meravigliosi disegni di Brunetta Mateldi Moretti, tra le prime e più importanti artiste di moda internazionali. Lo spazio professionale per raccontare il mondo femminile, conquistato e rivendicato dalla prima generazione di giornaliste, si trasforma per la seconda in un laboratorio riconosciuto in cui esprimere e sviluppare una propria curiosità e conoscenza intellettuali attraverso cui osservare il cambiamento dei costumi, codici e linguaggi di un sistema sociale.
Come per le loro antesignane, anche per Brin, Brunetta, Cederna, Guglielminetti, Manzini, Masino, Piaggi, Pistolese, Soli e Sollazzo il giornalismo di moda è stata una dimensione di scrittura dove sconfinare tra pubblico e privato, di vicinanza con altre donne e di riflessione su quella lotta per l’emancipazione, iniziata più di cento anni fa, per continuare a raccontarsi, a trasformarsi e a immaginare libere forme di «crear sé stessa».
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